L’importanza del coraggio

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L’importanza del coraggio

IL CORAGGIO CHI NON CE L’HA NON SE LO PUÒ DARE

Chi non ricorda la famosa frase dei Promessi Sposi con cui Don Abbondio si giustifica di fronte al Cardinale Federigo Borromeo per non aver celebrato il matrimonio di Renzo e Lucia? Frase spesso citata e ritenuta condivisibile. A molti lettori tutto sommato Don Abbondio sta simpatico: in fondo è un uomo normale che si trova senza sua colpa in una situazione più grande di lui.

Parafrasando Manzoni, si potrebbe dire che colui che è sprovvisto di capacità d’intrapresa, analogamente non se la può dare, e non può certo divenire Elon Musk a dispetto di tutto e di tutti!

Riflettendo sull’atteggiamento della gran parte dei titolari di Farmacia, si potrebbe affermare che molti si trovano nelle condizioni del curato manzoniano, con poco coraggio e altrettanta capacità d’intrapresa, e loro malgrado, si trovano a fronteggiare una situazione più grande di loro, che mai avrebbero pensato di dover gestire!

Il coraggio: valore etico o piuttosto frutto della situazione?

La risposta a questa domanda non è univoca e dipende molto dalla cultura di riferimento.

In Europa da sempre si considera il coraggio come una qualità innata, e pertanto se uno ne è sprovvisto peccato, deve adattarsi ad una vita da codardo!  I cinesi, popolo molto pratico con una cultura millenaria alle spalle, non sono dello stesso avviso, e a differenza degli europei considerano il coraggio non una virtù, ma la risposta a determinate situazioni in cui può venire a trovarsi l’individuo. Un esempio su tutti di questa visione “situazionale” e non etica del coraggio, è rappresentato dal comportamento delle persone quando sono messe alle strette e non possono scappare durante un combattimento. Quando le persone sono accerchiate generalmente lottano con tutta la forza di cui dispongono per aprirsi una via di fuga e salvarsi la vita, compiendo così anche molti atti eroici a dispetto di tutto!

La rivoluzione del canale

Tornando al mondo della farmacia, è verissimo che molti farmacisti spesso non hanno coraggio né intraprendenza per avventurarsi in nuove iniziative che richiedano un ripensamento radicale della farmacia e della sua gestione, adducendo a questo proposito mille giustificazioni più o meno sensate. Riflettendo però su come si sta muovendo il capitale, vedi velocità con cui stanno nascendo nuove catene, ma soprattutto su come sta cambiando lo scenario (almeno nelle principali città), e sulle difficoltà che attanagliano le farmacie tradizionali, credo che tra non molto potremmo vedere qualche “reazione forte”, magari anche eroica da parte di membri della categoria. Personalmente non mi riferisco con questa affermazione ad iniziative di tipo politico-sindacale, che nonostante i diversi proclami non si sono materializzate negli ultimi anni e difficilmente si concretizzeranno in futuro, mi riferisco piuttosto ad una reazione eroica che parte dalla base che desidera rompere l’accerchiamento in cui si trova da qualche anno e riconquistare la scena che gli spetta.

I partigiani del farmaco

In risposta ai cambiamenti accennati, non mi farebbe strano pertanto vedere l’emergere di farmacisti che in maniera coraggiosa ed intraprendente fronteggeranno la situazione, ridefinendo così il profilo della professione con tutto quello che ne comporta. Logicamente questa giusta ambizione di riscatto non potrà che venire da una nuova classe di Titolari Imprenditori, che forti di una nuova visione e nuove conoscenze, accetteranno di giocare alla pari con i nuovi attori.

Buona riflessione.

GCP

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